Bill McKibben

Papa Francesco: il pianto della terra

da ''The New York Review of Books''
ATTUALITÀ: Lo scrittore e ambientalista Bill McKibben commenta l'Enciclica Laudato si', in cui Papa Francesco afferma che l'inquinamento ambientale e il riscaldamento globale sono i pericoli più pressanti del nostro tempo, e dove richiede la cooperazione di tutti per trovare una soluzione a questi problemi.

La vecchia concezione che il presidente degli Stati Uniti abbia una “visibilità dominante” ha bisogno di essere aggiornata; è chiaro che il pulpito della Basilica di San Pietro è ora il più dominante di tutti. Papa Francesco può non possedere eserciti, ma ha 6,3 milioni di follower su Twitter, e ora per una settimana il mondo ha continuato a seguire le anticipazioni della sua nuova Enciclica sul cambiamento climatico e sull’ambiente.

Laudato si’, distribuito finalmente giovedì 18 giugno, è un documento notevole di 183 pagine, incredibilmente ricco – non è denso, ma è costellato di aforismi e intuizioni. Ci vorrà del tempo per digerirlo tutto, ma alcune cose sono immediatamente evidenti.

Barack Obama e Papa Francesco durante una visita del presidente americano al Vaticano, 27 marzo 2014

Barack Obama e Papa Francesco durante una visita del presidente americano al Vaticano, 27 marzo 2014

Primo, semplicemente scrivendola, il Papa – la persona più illustre del pianeta, e di tutte le celebrità e leader la più dotata nell’usare la comunicazione – ha fatto in modo di arrivare al punto fondamentale: il nostro pericolo ambientale, e in particolare il cambiamento climatico, è il problema più pressante del nostro tempo. Siamo di fronte alla «devastazione», egli dice, e dobbiamo allontanarci il più velocemente possibile dal carbone, dal petrolio e dal gas. La maggior parte degli intellettuali sapeva già questa cosa, ma poiché affrontare il problema del riscaldamento globale significa mettersi contro le forze più potenti dello status quo, la maggior parte dei leader mondiali non ha mai affrontato completamente la questione (il presidente Obama per esempio, il politico più potente della Terra, si è comportato così nei giorni della chiusura della campagna per la sua rielezione del 2012 durante la quale non ha menzionato i cambiamenti climatici – fino a quando l’uragano Sandy alla fine gli ha reso impossibile non menzionarli). È  stato una tema marginale, ma non lo è più: Francesco ha reso chiaro che niente può essere più importante.

Inoltre, ha messo sul piatto tutto il peso di ordine spirituale per affrontare la minaccia globale posta dal cambiamento climatico, e nel fare ciò ha unito il suo potere a quello del mondo scientifico. Stephen Jay Gould ebbe l’idea che queste due sfere non fossero «magisteri sovrapponibili» ma in questo caso sembra aver avuto torto. Papa Francesco attinge pesantemente dalla scienza – intere sezioni dell’Enciclica appaiono quasi destabilizzanti, con argomentazioni accurate e partecipate di qualsiasi cosa, dalle modificazioni genetiche all’esaurimento idrico – ma egli va anche oltre la scienza. La scienza stessa si è dimostrata empiricamente impotente nell’imporre reazioni alla più importante delle crisi; ora, finalmente, qualcuno dotato di autorità sta dicendo in modo preciso perché è importante il fatto che stiamo surriscaldando il pianeta.

È di primaria importanza, dice Francesco, per il suo effetto sui più poveri tra noi, che significa sulla maggior parte della popolazione della terra. L’Enciclica è piena di preoccupazioni per i più vulnerabili – per coloro che, spesso in paesi sottosviluppati, stanno respirando aria cancerogena o vengono costretti a lasciare la loro terra per l’espandersi dei deserti e per un business agricolo incontrollato. Ciò non giunge inaspettato, perché la preoccupazione – retorica e pratica – per coloro che sono sul fondo del barile è stato il marchio del suo papato fin dall’inizio. «Un vero approccio ecologico», scrive, «diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri».

Meno previsto, forse – almeno per coloro che non hanno ben capito perché Francesco abbia scelto quel suo nome da Papa, – è quanto seriamente egli tenga presente il pianto della terra. Benché non sia un pagano adoratore delle piante (è chiaro ovunque nell’Enciclica che il mondo appartiene a Dio), c’è una celebrazione della natura e del mondo naturale che sostiene il documento. Egli inveisce contro la distruzione dell’Amazzonia e del Congo, delle falde acquifere e dei ghiacciai. Parlando della barriera corallina, scrive: «Chi ha trasformato il meraviglioso mondo marino in cimiteri subacquei spogliati di vita e di colore?».

Ma il cuore dell’Enciclica non è tanto un resoconto della distruzione ambientale o sociale, ma uno straordinario attacco al modo in cui funziona il nostro mondo: sulla «rapidizzazione» della vita moderna, sul modo in cui la crescita economica e la tecnologia scavalcano ogni altra preoccupazione, su una cultura che può sacrificare miliardi di persone. Questi non sono argomenti né liberali né conservatori, e non sono neppure nuovi per i papi: ciò che è nuovo è che la crisi ecologica li rende inevitabili. Lo sviluppo economico e tecnologico continuo può essere stato per lungo tempo fonte di isolamento, alienante, spiritualmente insoddisfacente, ma in ogni modo ha spazzato via tutto prima di esso, a dispetto delle proteste teologiche, perché ha comunque fornito i beni di consumo. Ma ora, il rapido aumento della temperatura (e i nuovi dati, anch’essi messi a disposizione giovedì 18 giugno, hanno mostrato che abbiamo appena passato il maggio più caldo da quando esistono le rilevazioni) mette in crisi gli atteggiamenti critici. Il nostro modello di vita letteralmente non funziona. Sta distruggendo il pianeta. Data la gravità della situazione, scrive Francesco, «possiamo oggi porre fine al mito moderno del progresso materiale illimitato. Un mondo fragile, con un essere umano al quale Dio ne affida la cura, interpella la nostra intelligenza per riconoscere come dovremmo orientare, coltivare e limitare il nostro potere».

Né liberale né conservatore – ma sicuramente radicale. Francesco invoca niente di meno che l’arretramento dell’individualismo e una rinnovata preoccupazione per ciò che noi abbiamo in comune come umani (l’Enciclica è esplicitamente diretta a ciascuno di noi, cattolici o no, dal momento che la crisi ambientale è più universale di qualsiasi altra sfida prima di essa). «L’atteggiamento fondamentale di auto-trascendersi, infrangendo la coscienza isolata e l’autoreferenzialità, è la radice che rende possibile ogni cura per gli altri e per l’ambiente», scrive. Alza il naso dal tuo iPhone («i media e il mondo digitale, che, quando diventano onnipresenti, non favoriscono lo sviluppo di una capacità di vivere con sapienza, di pensare in profondità, di amare con generosità») e unisciti alla lotta per un mondo vivibile.

La discarica di  Kapulauppada, India

La discarica di Kapulauppada, India

Perché è una lotta. Il Papa può aver messo insieme le dimensioni della scienza e della spiritualità, ma sa che esse devono combattere una terza dimensione: il denaro, che fino adesso ha generalmente vinto. Egli è caustico riguardo ai fallimenti degli organismi internazionali e dei politici nazionali e individua giustamente la causa nel continuo trionfo di quelli per cui l’accumulazione è il solo Dio. «Qualunque cosa che sia fragile, come l’ambiente, rimane indifesa rispetto agli interessi del mercato divinizzato, trasformati in regola assoluta», ha scritto, aggiungendo intenzionalmente oggi che, «ci si potrebbe aspettare solamente alcuni proclami superficiali, azioni filantropiche isolate, e anche sforzi per mostrare sensibilità verso l’ambiente». In realtà, un’ora o due dopo l’uscita della sua Enciclica, la Camera dei rappresentanti ha votato per dare al presidente una «corsia preferenziale» per negoziare un accordo sul libero mercato con le nazioni che si affacciano sul Pacifico, infischiandosene di coloro che parlano in nome degli ambientalisti e dei lavoratori che vedrebbero solo peggiorati i problemi che l’Enciclica descrive.

Ci vorrà un po’ di tempo per vedere quale potere in definitiva possiede la lettera del Papa. In genere, come scrive Francesco, «qualunque tentativo delle organizzazioni sociali di modificare le cose sarà visto come un disturbo provocato da sognatori romantici o come un ostacolo da eludere». La qual cosa descrive senza ombra di dubbio come molti politici americani hanno reagito all’Enciclica. Ma si potrebbe forse essere poco saggi a scommettere contro Papa Francesco, che sa molto bene come fare pressione, parlare e punzecchiare. A ogni livello, la battaglia è cominciata, più pienamente come mai prima.

La mia sensazione, dopo aver speso la giornata leggendo questo notevole documento, è stata di gran sollievo. Ho lavorato sul cambiamento climatico per un quarto di secolo e per la maggior parte di quel tempo mi sono sentito come in quegli incubi dove nessuno riesce a sentire le tue grida. Negli anni recenti un movimento di base molto diffuso si è sollevato per accettare la sfida, ma questo momento rappresenta la prima volta in cui una persona di grande autorevolezza nella nostra cultura globale ha pienamente riconosciuto la dimensione e la profondità della nostra crisi e il conseguente e necessario ripensamento di cosa voglia dire essere uomini.

ERNEST WILLAM “BILL” MCKIBBEN, è un ambientalista, scrittore e giornalista americano. Ha vinto il Premio Letterario Lannan per la scrittura saggistica nel 2000. Nel 2010 la rivista ‘Utne Reader’ lo inserisce nell’elenco dei 25 visionari che stanno cambiando il mondo. Nel 2009 ha contribuito a fondare l’organizzazione mondiale per il clima 350.org. In Italia è stato pubblicato il suo libro Terraa. Come farcela su un pianeta più ostile (Edizioni Ambiente, 2010).

 

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